METODO OBLO' - Simone Susio
13
page-template-default,page,page-id-13,page-parent,ajax_fade,page_not_loaded,,vertical_menu_enabled,qode-title-hidden,side_area_uncovered_from_content,qode-theme-ver-13.1.2,qode-theme-bridge,wpb-js-composer js-comp-ver-5.4.5,vc_responsive

Gli allenatori che incontro durante le serate di formazione mi rivolgono spesso domande che hanno nella loro forma aspetti sia di carattere tecnico che educativo. Per citare alcuni esempi: “Come posso costruire esercizi che rendano i ragazzi motivati?” , “Come posso responsabilizzare la mia squadra in campo?”, “Quando analizziamo la partita non parla nessuno: come posso stimolare al confronto?” o ancora “Ci sono strumenti efficaci per organizzare l’allenamento anche se alleno da solo?”.

Gli appunti che in ogni lezione annoto gelosamente sul mio PC e poi riporto in modo dinamico sul campo, confermano che i “mister” nelle domande che mi verbalizzano, vogliono parlare dei “loro” ragazzi interessandosi a materie multi-disciplinari che spaziano dalla tecnica alla tattica, dalla pedagogia all’animazione narrativa. Questo è dovuto al cambiamento del ruolo dell’allenatore di settore giovanile oggigiorno, il quale al fine di rendere ogni allenamento interessante e in linea con le richieste dei ragazzi ha la necessità di accettare tutte quelle sfide sociali che quotidianamente vive sul campo: difficoltà di ascolto, bassa motivazione, problematiche di apprendimento.

Gli allenatori di settore giovanile, sono persone che amano il calcio, interessate ad  accompagnare in modo consapevole il “viaggio sportivo” del proprio atleta. Sono come i pirati descritti da Stevenson ne “L’isola del tesoro”: appassionati per il viaggio e sempre alla ricerca di nuove avventure. Sono un equipaggio ben riconoscibile per pensieri, idee, addirittura abbigliamento e che come tutti i pirati condivide un tacito codice di condotta:

  • Rispettare i bisogni tecnici e motori degli atleti

  • Rispettare i bisogni relazionali dei bambini

  • Rispettare le competenze cognitive e di apprendimento dei bambini

  • Essere un modello educativo

  • Porsi in ascolto dei bambini anche su richieste extra calcio

  • Non essere giudicanti con i bambini

  • Stimolare al dialogo ed al confronto

  • Utilizzare il gioco come strumento d’apprendimento privilegiato

  • Creare esercitazioni in linea con il gruppo e l’età allenata

  • Rispettare i tempi d’apprendimento

Per questi allenatori-pirati, per quelli che…credono nell’importanza di accompagnare gli atleti a diventare grandi, per quelli che…credono nell’importanza del singolo ma anche gruppo, per quelli che… vogliono allenare in rispetto dei bisogni tecnici e relazionali dei propri calciatori è stato creato il Metodoblò.

“Osservare è allenare” ovvero analizzo i bisogni dei bambini sul campo per costruire l’allenamento adeguato alla fascia d’età.