La gestione del gruppo nel settore giovanile di Mauro Faberi - Simone Susio
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La gestione del gruppo nel settore giovanile di Mauro Faberi

La gestione del gruppo nel settore giovanile di Mauro Faberi

All’inizio del percorso formativo e di sviluppo di un giovane atleta, l’impatto e il confronto con il gruppo squadra può essere determinante, in un senso o nell’altro, sulla velocità di apprendimento e sulla definizione di alcuni aspetti caratteriali del ragazzo, quali autocontrollo e impulsività, equilibrio e aggressività, leadership e disponibilità.

Nei primissimi anni di attività giovanile dopo il minibasket, la quasi totalità dei ragazzi mantiene, come è normale che sia, un’impostazione individualista degli aspetti legati al gioco. In questo senso il gruppo, il gioco di squadra, le attività condivise possono, anzi, devono costituire un impatto emotivo che stimoli il giovane a sviluppare nuove capacità relazionali e diverse abilità nella gestione della propria emotività.

Si sente molto spesso ripetere dagli addetti ai lavori, anche in contesti senior, “Questa squadra manca di chimica”, “Non abbiamo trovato la giusta amalgama”. Un gruppo si autoalimenta con i singoli contributi che ciascun individuo apporta al collettivo. Nella fase di assemblaggio di un gruppo, il ruolo dell’allenatore deve essere quello di generare stimoli ai singoli, provocare reazioni che non si otterrebbero in ambiti differenti. Superato il minimo disagio che tale reazione genera nell’individuo, immediatamente questo si può aprire completamente al gruppo, esserne parte attiva con i propri pregi e difetti, indirettamente insegnare agli altri e direttamente imparare da tutti. Serve necessariamente, in tutto ciò, la disponibilità del ragazzo a mettersi in gioco.

L’allenatore ha la responsabilità di doversi guadagnare la fiducia di tutti i ragazzi, per poter dare loro in cambio sicurezza. In questo stato di comfort, di benessere, il ragazzo non negherà la propria disponibilità all’apprendimento e alla partecipazione.

Fortunatamente abbiamo degli strumenti che ci aiutano in questa, come in tutte le fasi del nostro lavoro. Regole, principi di comportamento, programmazioni, piani di allenamento, osservazione, verifica. Fissiamo degli obiettivi raggiungibili, un passo alla volta, magari con obiettivi intermedi. Fermiamoci ogni tanto a verificare come stanno procedendo le attività. E non abbiamo vergogna di tornare indietro se non siamo contenti di quello che vediamo. Può darsi che non sia colpa dei ragazzi…forse hanno bisogno che proponiamo loro le cose in maniera diversa. Ogni gruppo, ma oserei dire ogni singolo, ha i propri tempi e i propri modi di apprendimento. L’attività che l’anno precedente calzava a pennello per quel gruppo, riproposta l’anno successivo ad un’altra squadra nelle medesime situazioni, con gli stessi tempi, gli stessi obiettivi, può non funzionare. Quando ce ne accorgiamo? Spesso quando siamo nel pieno di quell’attività! E allora che fare? Insistere? O fermarsi e fare un passo indietro? Dipende.

Alcune scelte che dobbiamo fare in qualità di allenatori vanno controcorrente, non piacciono a tutti. Ma per il bene del ragazzo, per la sua maturazione, per la crescita del gruppo, lo dobbiamo fare. Non raccoglieremo i frutti noi in prima persona, lo farà qualcun altro. Ma in quel momento lo stesso ragazzo sarà presente e forse, se avremo lavorato bene, assistiti da un po’ di fortuna, lo stesso gruppo sarà presente.

 

 

 

Mauro Faberi 18.10.1975

Allenatore di Base CNA FIP dal 2008

Istruttore Giovanile CNA FIP dal 2015

Allena principalmente squadre giovanili nella fascia d’età tra 13 e 18 anni, attualmente presso la società A.S.D. Polisportiva Vobarno